Negli anni ho collezionato così tante sconfitte e sbagli in ambito lavorativo da sentirmi ormai ferrato sull'argomento.
Per questo, quando è arrivata l'ennesima porta chiusa in faccia — questa volta per il bando del Comune di Milano dedicato alla gestione di uno spazio alla Fabbrica del Vapore, che avrebbe dovuto ospitare il primo spazio fisico di NIA — l'avevo già messo in conto.
Ma facciamo un passo indietro.
Cos'è NIA?



NIA, che in swahili significa intenzione, nasce molto semplicemente con l'obiettivo di portare e valorizzare in Italia opere d'arte realizzate da artisti del Kenya.
Nella mia testa, però, uno spazio NIA non è mai stato un semplice negozio, una galleria d'arte tradizionale o un riempitivo per una vetrina vuota.
Ho sempre immaginato un luogo capace di vivere e sostenersi a prescindere dalle opere esposte.
Uno spazio dove fare cultura e intrattenimento, musica e teatro, eventi privati e conferenze aperte al pubblico. Un luogo dove le persone possano incontrarsi, confrontarsi e creare nuove connessioni.
Dopo mesi di ricerche andate a vuoto, il bando del Comune di Milano per uno spazio alla Fabbrica del Vapore sembrava la soluzione ideale. Non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto per tutto ciò che ruota attorno a quel luogo: laboratori, eventi e persone che condividono l'amore per l'arte e per la sua diffusione.
È andata diversamente.
Pazienza.
Nel percorso che mi ha portato alla preparazione del progetto ho avuto però la possibilità di collaborare con editori, associazioni e professionisti che mi hanno fatto capire una cosa importante: l'idea di NIA non nasce da un'esigenza personale, ma da un bisogno che molte persone percepiscono.
Quello di spazi socio-culturali che Milano un tempo sapeva creare e custodire.
Dal cabaret e dal jazz del Teatro Cà Bianca e del Capolinea alla musica dal vivo del Club Due e del Byblos in Brera.
Storie di una Milano che oggi rischia di sopravvivere soltanto nei ricordi.
Per questo fa riflettere leggere le vicende che hanno portato alla chiusura dello Spirit de Milan, che negli ultimi dieci anni era riuscito a costruire qualcosa di unico negli spazi delle ex Cristallerie Livellara in Bovisa.
Le destinazioni d'uso cambiano e i privati hanno il diritto di fare i propri interessi.
Il Comune, però, dovrebbe avere anche il compito di proteggere la memoria culturale della città.
E invece San Siro, tra qualche anno, potrebbe esistere soltanto nelle parole di una canzone di Vecchioni.
Allo stesso modo, realtà come il Centro dell'Incisione Alzaia Naviglio Grande, legato alla figura di Gigi Pedroli, testimoniano quanto Milano custodisca ancora luoghi ricchi di storia e di potenzialità. Sarebbe bello vedere questi spazi continuare a crescere e a essere sempre più vissuti dalla città.
E adesso?
Questo è il bilancio degli ultimi sei mesi.
Il presente, invece, è la nascita di NIA Srl Società Benefit, la società che gestirà NIA Artisans e i futuri progetti culturali collegati.
Lo spazio che avevo annunciato per settembre probabilmente dovrà attendere ancora un po'.
Nel frattempo, però, da tutto questo è nato un altro progetto.
È un documentario che si chiamerà Milano dal Basso e che racconterà la città attraverso interviste a chi la vive e lavora ogni giorno: artisti di strada, lavoratori, imprenditori attenti al sociale e qualche out of the box.
L'obiettivo è raccontare Milano, ma soprattutto quello che potrebbe diventare.
Quanto a NIA, una casa ancora non ce l'ha.
So però che oggi è un po' più reale di ieri.
La Fabbrica del Vapore era un indirizzo. NIA, invece, è un percorso.
E da oggi ricomincia la ricerca del luogo giusto in cui farlo vivere.
👉 Scopri NIA Artisans:
www.niaartisans.art