Ci sono progetti che nascono da un business plan.
E poi ce ne sono altri che nascono da una memoria.
NIA Artisans appartiene alla seconda categoria.
La memoria di un luogo che ho conosciuto per la prima volta nei primi anni Duemila, quando avevo quattordici anni, e che da allora non ha mai davvero smesso di accompagnarmi.
Ho conosciuto il Kenya a quell’età.
Malindi, le spiagge bianche, gli atolli che emergono con la bassa marea vicino alla barriera corallina, i pescatori che partono all’alba e le piccole barche colorate che qualche ora dopo accompagnano i turisti tra i pesci e i coralli dell’Oceano Indiano.
Da quelle parti il motto è pole pole: piano piano.
Sempre accompagnato da sorrisi sinceri.
Paesaggi che restano dentro
Malindi è solo una parte del Kenya che porto dentro.
Poco più a nord si trovano le spiagge dorate di Che Shale, raggiungibili attraversando villaggi dove i bambini corrono incontro alle auto salutando i musungu — l’uomo bianco — sperando in una caramella o in qualche scellino da portare ai genitori.
Sono scene semplici, ma che restano impresse.
Perché il Kenya è anche un paese difficile.
Un luogo dove la povertà è reale e dove spesso le regole sono fragili.
Bellezza e durezza convivono nello stesso spazio.
Il progetto incompiuto di mio padre

Nel 2010 mio padre acquistò alcuni terreni nella contea di Kilifi, in una località chiamata Mambrui, non lontano da Malindi.
L’idea era semplice: realizzare un piccolo progetto pilota — quattro appartamenti con piscina e tutti i comfort — pensati per chi voleva vivere il Kenya in modo autentico.
I terreni erano stati acquistati con atti regolari.
Poi, con il tempo, il pole pole è diventato troppo "pole".
I titoli di proprietà su quei terreni si sono moltiplicati negli anni, i lavori si sono fermati al 50% e i soldi per costruire sembravano non bastare mai.
Quando sono tornato sul posto lo scorso novembre ho trovato una realtà diversa.
Circa il 70% dei terreni era stato recintato e riutilizzato da famiglie locali, trasformato in silos o in coltivazioni di cotone destinate agli ospedali.
La casa che mio padre aveva iniziato a costruire era ancora lì.
Con qualche mattone in meno.
Del resto, quando un mattone può essere venduto per 25 scellini, vale la pena percorrere chilometri per portarlo in città e rivenderlo a chi ne ha bisogno.
E, onestamente, non riesco a biasimarli.
Tentare comunque di costruire qualcosa

Durante quel viaggio ho parlato con il mediatore del villaggio e ho provato a entrare in contatto con la famiglia di Nairobi che ha acquisito parte dei terreni.
La mia domanda era semplice:
Se la struttura è lì e non viene utilizzata,
perché non provare a terminarla insieme?
Perché non creare qualcosa che possa portare sviluppo economico a un villaggio che ne ha bisogno?
Per ora non nutro grandi speranze.
La mediazione negli affari da quelle parti non è sempre la via più battuta.
Spesso tutto tende a essere bianco o nero.
Un Kenya pieno di storie
A pochi chilometri da lì si trova Marafa, conosciuta come la cucina del diavolo: un canyon di arenaria rossa scolpito dal vento e dal tempo, accompagnato da una leggenda antichissima.
Non lontano si trova anche il Centro Spaziale Luigi Broglio, la base italiana di Malindi oggi gestita dall’Agenzia Spaziale Italiana.
Da qui vengono ricevuti dati satellitari e tracciate missioni spaziali di agenzie come NASA, ESA, CNES e molti operatori commerciali.
Un frammento di Italia nel cuore della costa kenyana.
Il mio Kenya tra amori e famiglie allargate
Il Kenya per me è casa.
È il ricordo di mio padre e del suo grande amico Italo, che a Malindi era una vera istituzione.
È il ricordo dei viaggi con la mia famiglia allargata.
Ed è anche il ricordo di una ragazza somala, una delle più belle che abbia mai incontrato.
Una storia durata meno di dieci giorni, ma paradossalmente una delle più intense che abbia mai vissuto.
All’epoca ero ancora un idealista.
Oggi probabilmente sarei il classico pollo italiano pronto a sposarla.
Da qui nasce NIA Artisans
Da una memoria.
Da un’emergenza.
Da una convinzione.
La convinzione che esista un talento autentico che spesso emerge proprio dalle difficoltà.
Come quello di Stejoh e Pendeza, artisti con storie vere da raccontare.
Perché l’arte non nasce nel vuoto.
Nasce dalla memoria, dalle ferite, dai luoghi e dalle vite che attraversiamo.
Senza vissuto personale, l’arte semplicemente non può esistere.
Il futuro di NIA Artisans (somewhere in Milan...)

In questa prima fase le opere sono acquistabili esclusivamente online e spedite direttamente da Malindi.
Le tele vengono spedite in rotolo, accuratamente protette e sigillate, per garantire la massima sicurezza durante il trasporto. Una volta arrivate in Italia dovranno naturalmente essere incorniciate, operazione che può essere effettuata in autonomia oppure tramite il nostro incorniciatore di fiducia.
Per chi si trova a Milano, alcuni pezzi della collezione sono visibili su appuntamento scrivendo a:
📩 j@niaartisans.com
📱 WhatsApp: +39 327 8190424
Da settembre NIA Artisans inizierà anche una nuova fase: uno spazio fisico a Milano dove sarà possibile vedere le opere dal vivo e seguire da vicino l’evoluzione del progetto.
Somewhere in Milan.
👉 Nel frattempo, potete scoprire il catalogo delle opere disponibili sul sito: niartisans.art